Buone pratiche dalla Svezia per una mobilità più sicura

Il Toolkit di Strade Future raccoglie sei buone pratiche elaborate a partire dall’esperienza svedese e adattate al contesto italiano. Nascono dagli scambi formativi realizzati nell’ambito del progetto tra la Provincia di Parma e i partner svedesi della rete SERN, e rappresentano il cuore del trasferimento di conoscenza che Strade Future si propone di rendere accessibile a scuole, forze dell’ordine, amministrazioni locali e operatori del territorio.

La Svezia è il paese di riferimento mondiale per la sicurezza stradale: adottando la filosofia Vision Zero nel 1997, si è posta l’obiettivo di azzerare le vittime sulla strada non come utopia, ma come metodo di lavoro quotidiano. Oggi è in via di dimezzare ulteriormente il numero di morti entro il 2030. Questo risultato non è frutto di una singola politica, ma di un sistema integrato che agisce su più livelli simultaneamente: infrastrutture, educazione, prevenzione, controllo, trattamento e collaborazione tra istituzioni.

Le sei pratiche presentate in questo Toolkit rappresentano altrettante lenti attraverso cui guardare a quel sistema, ognuna focalizzata su un attore diverso — studenti, famiglie, polizia, operatori della ristorazione, istituzioni locali — e su un momento diverso della catena preventiva. Insieme, tracciano un percorso replicabile per chiunque voglia contribuire a costruire strade più sicure nel proprio territorio.

Cos’è la Vision Zero

Adottata dal Parlamento svedese nel 1997, la Vision Zero è la filosofia che ha trasformato la sicurezza stradale in Svezia: nessuna morte o lesione grave sulla strada è accettabile né inevitabile. Il modello si fonda su un principio etico chiaro — la vita umana ha un valore assoluto — e trasferisce la responsabilità della sicurezza dal singolo guidatore al sistema nel suo complesso. Nel 2020 la Svezia ha fissato un nuovo traguardo intermedio: dimezzare le vittime e ridurre i feriti gravi di almeno il 25% entro il 2030, passando da una media di 266 morti l’anno a un massimo di 133.

I tre pilastri: strade sicure, veicoli sicuri, utenti sicuri

La Vision Zero non si limita a campagne di sensibilizzazione. Agisce su tre fronti simultaneamente.

Infrastrutture.
La velocità è il fattore che più incide sulla gravità degli incidenti. A 30 km/h, 9 pedoni su 10 investiti sopravvivono; a 50 km/h, solo 2 su 10. Per questo il sistema stradale viene progettato per rendere fisicamente impossibile superare le velocità compatibili con la sopravvivenza umana: rotonde, separatori, attraversamenti rialzati, limiti differenziati per contesto urbano ed extraurbano.

Comportamento degli utenti.
Ottenere la patente in Svezia richiede tre prove obbligatorie: un esame teorico di 70 domande (con almeno 52 risposte esatte), una prova pratica di guida e un addestramento su pista scivolosa di 3-4 ore per sperimentare i rischi del fondo stradale bagnato o ghiacciato. Prima ancora, il candidato deve superare una visita medica e un controllo sui precedenti penali, incluse eventuali infrazioni per guida in stato di ebbrezza.

Prevenzione, controllo e sanzioni.
Il sistema punta su tre livelli di intervento da parte delle forze dell’ordine: prevenzione generale (etilometri a sorpresa in luoghi e orari diversi, abbinati a campagne informative); prevenzione individuale (controlli mirati dove il rischio è più alto); prevenzione della recidiva (metodo SMADIT: al momento del fermo, la polizia offre immediatamente un contatto con i servizi sociali e i centri per le dipendenze, in modo volontario e rapido). Chi supera 0,3 per mille di tasso alcolemico perde la patente sul posto; per la guida sotto effetto di stupefacenti la sospensione è automatica, indipendentemente dalla quantità rilevata o dal tipo di sostanza.

La collaborazione come motore del sistema

Un elemento centrale del modello è che nessun attore agisce da solo. La necessità di collaborare nasce da tre spinte convergenti: nuove normative che richiedono adeguamento, iniziative dei singoli attori e l’urgenza di intervenire di fronte a dati preoccupanti. Un soggetto promotore raccoglie e coordina le diverse istituzioni — comune, polizia, servizi sanitari, scuole, enti del territorio — costruendo un tavolo di lavoro condiviso con un mandato chiaro. È questo modello di governance, più che i singoli strumenti, il vero punto di forza esportabile della Vision Zero svedese.

Cosa può imparare l'Italia

Il progetto Strade Future nasce ispirandosi proprio alla Vision Zero per rispondere all’emergenza della provincia di Parma: 1.434 incidenti, 1.853 feriti e 24 vittime nel solo 2023. Il modello svedese suggerisce alcune direzioni concrete: investire sulla formazione dei neopatentati anche fuori dalla scuola guida tradizionale, introdurre protocolli di intervento rapido dopo un fermo per ebbrezza (simili allo SMADIT), progettare infrastrutture che “perdonino” l’errore umano, e costruire tavoli interistituzionali stabili tra Provincia, forze dell’ordine, ASL, scuole e mondo del volontariato. La Vision Zero non è un obiettivo utopico: è un metodo.

Ho Promesso" — Åtvidaberg

Un patto educativo triennale firmato da studenti delle scuole medie, con cui si impegnano volontariamente a non consumare tabacco, alcol e droghe. Il contratto è sostenuto da una rete di adulti — insegnanti, famiglie, servizi sociali, polizia, imprese locali — che accompagna i ragazzi lungo tutto il percorso. Il 75% dei partecipanti rispetta l'impegno fino alla fine. Il modello dimostra che responsabilizzare i giovani attraverso un atto formale e condiviso, anziché limitarsi a vietare, produce risultati duraturi.
Clicca qui

Polizia di prossimità — Linköping

La figura dell'agente di prossimità, radicato nel territorio e costruttore di relazioni stabili con scuole, famiglie e associazioni, è uno dei pilastri del sistema preventivo svedese. A Linköping, la polizia collabora attivamente con le scuole attraverso canali dedicati, partecipa alle riunioni genitori-insegnanti, conduce indagini periodiche sulla sicurezza percepita e lavora con le associazioni locali per promuovere comportamenti virtuosi alla guida tra i giovani. Il modello mostra come la polizia possa diventare un partner educativo, non solo un soggetto sanzionatorio.
Clicca qui

Lettere ai genitori — Luleå

Un sistema semplice ed efficace: da 4 a 6 lettere all'anno, scritte congiuntamente da polizia, servizi sociali, salute scolastica e coordinatori della prevenzione, inviate alle famiglie tramite l'app scolastica. Brevi, concrete, prive di toni moralistici, orientate a informare e a indicare dove trovare supporto. I media locali spesso riprendono i contenuti, amplificando l'effetto. Questa pratica dimostra che coinvolgere i genitori non richiede eventi straordinari: bastano comunicazioni regolari, chiare e costruite insieme.
Clicca qui

Pub contro le droghe" (Krogar mot Knark) — Trollhättan

Un'alleanza volontaria tra gestori di locali notturni, polizia e comune per rendere gli ambienti del divertimento spazi attivamente ostili al consumo e allo spaccio di droghe. Il personale viene formato a riconoscere i segnali di intossicazione da diverse sostanze e a intervenire in modo sicuro; i locali adottano misure strutturali e una politica interna su alcol e droghe; la collaborazione con le forze dell'ordine è continuativa. Un barman o un addetto alla sicurezza formato diventa l'ultimo presidio prima che una persona alterata si metta alla guida.
Clicca qui

SMADIT — Östergötland

Un protocollo di intervento precoce che trasforma il momento del fermo di polizia per guida in stato di alterazione in una porta di accesso volontaria ai servizi sociali e alle cure per le dipendenze. Usando tecniche di colloquio motivazionale, gli agenti offrono sul posto un contatto rapido con i servizi, senza coercizione e senza stigma. I dati mostrano che oltre il 50% delle donne fermate accetta il supporto; per gli uomini la percentuale è inferiore al 10%, il che orienta le strategie di comunicazione verso approcci più mirati.
Clicca qui

Guida accompagnata e formazione al rischio nelle autoscuole — Trafikverket

Due strumenti complementari per agire sui giovani prima che guidino da soli: la guida accompagnata a partire dai 16 anni, che porta le famiglie dentro il percorso formativo del ragazzo, e l'integrazione obbligatoria di moduli sul rischio — alcol, droghe, velocità, pressione del gruppo — nei corsi per il conseguimento della patente. Entrambi intervengono nel momento in cui i giovani sono più ricettivi e la patente è ancora un obiettivo da conquistare.
Clicca qui