La Svezia ha sviluppato due strumenti complementari per agire sul comportamento dei giovani guidatori molto prima che si mettano al volante da soli: la guida accompagnata precoce e l’integrazione obbligatoria di contenuti sul rischio nei percorsi per il conseguimento della patente di guida. Il primo strumento consente ai ragazzi di iniziare a guidare a partire dai 16 anni, accompagnati da un genitore o adulto di riferimento patentato, in un contesto di apprendimento progressivo e protetto. Il secondo impone alle autoscuole di includere nei programmi formativi moduli specifici sul rischio: effetti di alcol e droghe sulla guida, comportamenti ad alto rischio, gestione delle condizioni difficili. Entrambe le pratiche nascono da una consapevolezza precisa: i giovani neopatentati sono sovrarappresentati nelle statistiche degli incidenti non perché guidino male in senso tecnico, ma perché sottostimano il rischio e sovrastimano le proprie capacità. Intervenire prima — coinvolgendo anche le famiglie — cambia questa equazione.
La guida accompagnata (övningskörning) prevede che il genitore o l’accompagnatore ottenga un apposito permesso rilasciato dalla Transportstyrelsen, frequenti un breve corso introduttivo per comprendere il proprio ruolo pedagogico, e accompagni il giovane in un numero significativo di ore di guida reale su strade di diverso tipo — urbane, extraurbane, autostrade, condizioni notturne e invernali. L’obiettivo non è semplicemente accumulare ore al volante, ma costruire una conversazione continua tra genitore e figlio sui rischi, sulle situazioni ambigue, sulle decisioni da prendere in tempo reale. Il genitore diventa così il primo educatore stradale del ragazzo, con una relazione di fiducia che nessun istruttore di autoscuola può replicare.
Per i corsi in autoscuola, la Transportstyrelsen ha reso obbligatorio un modulo specifico sui rischi correlati ad alcol, droghe e velocità, con materiali didattici sviluppati dal Trafikverket e accessibili gratuitamente — anche tramite una piattaforma online di apprendimento dedicata alle scuole e alle autoscuole. Il percorso include esercizi di riflessione su valori personali, scenari di pressione sociale e strategie per dire no in situazioni a rischio.
La guida accompagnata funziona perché porta il tema della sicurezza stradale dentro la famiglia, nel momento in cui il ragazzo è più ricettivo e il genitore è più coinvolto. Non è una campagna di sensibilizzazione astratta: è una pratica quotidiana che produce conversazioni reali su situazioni reali. Il fatto che il genitore debba formarsi — anche solo con un corso breve — sposta la responsabilità dall’essere un semplice passeggero a essere un co-educatore consapevole.
L’integrazione dei contenuti sul rischio nei percorsi per la patente, a sua volta, garantisce che ogni futuro guidatore abbia ricevuto almeno una formazione di base sui pericoli dell’alterazione e della velocità, in un contesto in cui l’attenzione è alta e la motivazione a imparare è intrinseca: si sta prendendo la patente, il tema è immediato e concreto.
In Italia la guida accompagnata esiste già dal 2004 (a partire dai 17 anni con la patente AM+), ma è scarsamente utilizzata e quasi sconosciuta alle famiglie. La prima azione concreta replicabile è una campagna di informazione capillare rivolta ai genitori di ragazzi in età di pre-patente, in collaborazione con le scuole secondarie di secondo grado e le autoscuole della provincia di Parma, per far conoscere lo strumento e abbassare la soglia di accesso.
La seconda azione riguarda i contenuti dei corsi in autoscuola: oggi in Italia la formazione si concentra quasi esclusivamente sulle norme del codice della strada e sulla tecnica di guida, con scarsa attenzione ai fattori di rischio comportamentali. Ispirandosi al modello svedese, Strade Future potrebbe proporre alle autoscuole del territorio l’adozione volontaria di un modulo integrativo — sviluppato con il contributo dell’AUSL, della Polizia Stradale e delle scuole — focalizzato su alcol, droghe, velocità e pressione del gruppo, da inserire nelle lezioni teoriche già previste dal percorso per la patente B.
Entrambe le azioni si collocano nel pilastro “Educare” di Strade Future e hanno il vantaggio di raggiungere i giovani nel momento in cui sono più pronti ad ascoltare: quando la patente è ancora un obiettivo da conquistare.